Di serate di vento e conseguenti riflessioni aereotrasportate

19 Gennaio 2007 1 commento

E’ una serata di vento.

Einauidi mi tiene come al solito compagnia.
Il fluire delle note da un certo filo di continuità allo sgangherato insieme dei miei pensieri.

Ci sono giornate che incominciano in modo strano, con scampoli di sogni che dovrebbero regalarti il sorriso. E che ti lasciano invece un sapore agrodolce sulla lingua. Il giorno inizia con reflussi sinaptici anomali. Con riflessioni complicate per i primi minuti di azione cerebrale.

Giornate che continuano tesissime, con paure, dubbi e errori che rischiano di lasciare il segno.
E il lavoro ti sembra opprimente, soffocante, terribilmente serio. Troppo serio per quello che ti indietro.
Troppe responsabilità ti vengono richieste senza avere in cambio qualcosa. E non solo economico. Qualcosa di umano, una sensazione. Non parlo di rispetto. Quello c’è, bene o male. E’ quella sensazione di sapere che… beh, sei al tuo posto.
Niente.
Solo tensione, la sensazione che nell’aria aleggia l’imminenza di un problema. La consapevolezza che qualcosa sta per arrivare e colpirti. Ed inevitabilmente sarà una pista senza fine. Così lavori guardandoti le spalle.

Come se non avessi già altri mille pensieri che, sinceramente, impediscono l’aderenza della concentrazione all’ambito lavorativo.
I particolari sfuggono, anche quelli elementari. Gli automatismi si inceppano. I riflessi condizionati faticano ad agire. Tutto è ovattato, meno definito.
E ti dicono di non prendertela.
Di farti scivolare le cose.

Non ne sono capace.
Mai stato.
Ci ho provato. Per molto sono stato un cinico figlio di puttana. Che contava i necrologi per vedere quanti parcheggi liberi c’erano in città il giorno dopo.
Non ha funzionato.

Sono uno di cuore e spirito.
Come direbbe l’Amico Dario, sono un duro e puro.
Per poter ricevere, devi dare. E solo dando tanto, puoi ricevere tanto. E questo significa prendersela, investire nelle cose… e starci male.
Inevitabile.

E non sono insensibile alle possibilità di cambiare tutto.
Rimettermi in gioco da zero.
Anzi, da meno di zero.
In qualcosa di totalmente diverso, nuovo.
Eccita, ma fa paura. Inutile nasconderlo. Una via di sicurezza, per quanto con i suoi difetti relativi è sempre qualcosa di conosciuto che per istinto siamo restii ad abbandonare.
Però la possibilità della ricerca di una strada diversa, che sia fonte di felicità e realizzazione… dovrebbe valere la pena di rischiare. Perché male che vada hai tentato. Puoi dire di aver cercato di afferrare quello che molti si lasciano sfuggire senza neppure coglierne l’esistenza.

Non è forse anche questo difendere e conoscere il nostro Ultimo Centimetro Libero?
Abbandonare le sicurezze, le cose note, per metterci alla prova? Per osare?
Non è forse anche vincere le paure, le incertezze, i dubbi? Quelle menzogne che ci ripetiamo fino a renderle vere nell’ansia di proteggerci da qualcosa che non conosciamo, ma che ci attrae e respinge nel contempo?

Alle volte vorremmo solo che qualcuno ci dicesse che le scelte che faremo saranno giuste e che il percorso che seguiremo ci porterà da qualche parte. Che tutte le cose della nostra vita sono legate ad un filo, come quello famoso di Arianna, e che raccogliendolo giungiamo dove dobbiamo arrivare.
Vorremmo solo qualcuno che ci dice: “Va tutto bene”.
Il resto poi farebbe meno paura.

Non lo so..
Sono solo riflessioni portate dal vento che sbatte contro la mia finestra.

BUONA VITA

Di piccoli granelli su un giro di piano e chitarra

17 Gennaio 2007 2 commenti

Ultimamente è Ludovico Einaudi la colonna sonora del mio blog.

Il suono del suo piano accompagna il sordo rumore del mio sconnesso battere sulla tastiera, in questo timido tentativo di mettere ordine nei pensieri di una giornata che va a chiudersi.

Ancora una giornata all’insegna della tensione nervosa.
Coltivo con cura la strada che mi porterà ad un’allegra ulcera.
Il lavoro ultimamente non mi regala soddisfazioni. Sempre troppo di corsa, sempre dietro a mille deficienti, a piste di varie dimensioni, sempre a trovar lungo per un ritorno che non mi pare mai abbastanza.

Sarà che una proposta pazza di creare qualcosa di nuovo (a livello lavorativo) getta una lunga ombra su quanto il mio attuale impiego mi ha dato, mi da e potrebbe darmi.
Sarà che anche altre faccende mi rendono meno propenso a godermi le cose che vengono, facendomi restare al confine tra indolenza e reattività. Gli stimoli dall’esterno arrivano, ma ovattati e imprecisi. Non riescono a scuotermi.

Eppure ancora non perdo la capacità di godermi qualche piccolo istante.
Come essere in macchina, il sole, l’aria calda per essere a gennaio, la strada sgombra, i Ramones che picchiano sulla chitarra…
Piccola istantanea di perfezione.

Anche se dura poco.

Un piccolo inizio?
Forse. O forse no.
Ma forse sì.

BUONA VITA

Di giornate fuori fuoco

16 Gennaio 2007 Nessun commento

La pressione aumenta, l’indolenza anche, l’orsite è dietro l’angolo.

Tutto sembra con meno colori, meno a fuoco.
Tutto quello che prima girava, ora sembra incastrato.

Poche cose tengono attive il cervello e il cuore.

La mente vaga, la concentrazione latita e ne risente tutto. Specie il lavoro. E se già ti candida all’ulcera, se già ti fa arrivare a fine giornata sbuffando e con la faccia tirata… beh, allora non è il massimo.

Ti rifugi in alcuni pensieri sperando che ti tengano occupato, ancorato a qualcosa che ti dia un obiettivo, un’ancora.
Visto che una è andata.

I Ramones tentano di tenermi su, ma ottengono mediocri risultati.
Tenterò con Gigi la Trottola o l’Era Glaciale…

BUONA VITA

Di piccolo ritorno alla tastiera

15 Gennaio 2007 1 commento

E rieccomi a scrivere sul blog dopo un po’ di tempo.

L’ho trascurato e riflettendoci mi accorgo che significa che ho trascurato me stesso.
O almeno è un po’ che non metto ordine scrivendo qui.

Son successe un po’ di cose.
Di alcune però non parlerò. Di certe cose bisogna essere gelosi. Siano buone o brutte.

Un pazzo progetto, una pazza proposta inizia a sembrarmi sempre più invitante.
Lasciando precipitare il lavoro che ho ora in caduta libera.
E così mi ritrovo in ufficio irritabile e svogliato.
Irritato anche a ragion veduta. Certe cose mi fanno veramente girare le palle.
Dover correre per impegni non presi da me… per cose che non mi sono state dette per tempo. E soprattutto di lunedì…

Ma sorvoliamo.

Non voglio cadere preda della mia orsite, perché quando mi capita divento davvero intrattabile e ritorno ad essere il cinico che ero un po’ di anni fa, prima che mi liberassi di quel fastidioso modo di essere.

Mi sento un poco impantanato, eppure mi guardo attorno in cerca di qualcosa da cui ripartire.
E forse l’ho trovata. Una vecchia casa. Semplice. Di quelle dove viveva gente normale. Non è una villa. Non è una catapecchia. E’ una casa, vera, vissuta, con una storia fatta di giorni comuni. In piedi da quasi un secolo.
La guardo ed inizio a chiedermi come sarebbe renderla di nuovo viva. Farla tornare ad essere una casa.
Occupa i miei pensieri quando divento troppo torvo.

E’ un inizio.

BUONA VITA

Di orsine speranze…

6 Gennaio 2007 Nessun commento

Le cose si muovono sempre veloci.
Troppo a volte.
E ci colpiscono con la forza di un maglio.

Certe volte un bacio che sa di lacrima e sale dice più di molte parole.

L’unica cosa che rimane è la speranza.
Una cosa potente, ma fragile.

E speri allora che il coraggio di prendere un rischio, di gettarsi in qualcosa che potrebbe essere splendido e unico e dolce vinca sul resto.
Sui dubbi.
Sulle paure.
Sulla razionalità.
Sui problemi.

Perché potresti soffrire è vero. Fa parte del gioco.
Potresti però anche vivere qualcosa di irripetibile. E allora cosa importa soffrire?
Qualcosa di bello, che nasce dal nulla, luce all’improvviso nel buio, stella polare in un cielo spento e poi cresce dolcemente, col ritmo di dieci, cento, mille baci…
Qualcosa che va protetto, che merita ogni possibilità.
Non puoi, non vuoi, non devi perderlo.
Come l’Ultimo Centimetro Libero è qualcosa che ci rende migliori, unici, liberi… felici.
Non si può lasciare preda delle paure, dei dubbi, degli ostacoli che la vita ti pone davanti.
Perché ho la certezza che il destino, il karma, la vita (sia quel che sia) ti mette davanti ad ostacoli che puoi superare. Magari con calma, con perseveranza e determinazione. Non sono però insormontabili. E se lo sembrano, nel tempo cambia la prospettiva e si aprono le possibilità.

Perché restare prigionieri di dubbi e paure, quando essi ci nascondono solo momenti che possono regalarci felicità? E se anche verranno attimi oscuri… prima ci sarà sempre stata quella luce, calda e vibrante, dolce ed ansante che nessuno potrà mai spegnere.

Non puoi che sperare.
E con questo sentimento scrivo.
Non rabbia. Non rassegnazione. Non frustrazione.

Con speranza (e beh, sì, un filo di umore orsino…)

Perché quando un orso da tutto… rischia, per molto tempo, di restare vuoto.

BUONA VITA

Di tutto e di niente, ordinatamente sparso

20 Dicembre 2006 2 commenti

In sottofondo Ludovico Einaudi.

Fuori, la notte invernale.
Con l’aria fredda, ma le stelle che ti pare di poterle toccare tanto sono chiare ed intense.
La luna è come affrescata in cielo, il vento sa di odori lontani e pensieri perduti.
Rientro dal balcone intirizzito, ma ogni brivido è una piccola scossa che mi fa scrollare di dosso la giornata.

Mentre dita volano su un piano, le mie caracollano lungo una tastiera.
Pensieri che vanno e vengono, si scontrano, si amalgamano.
Visioni di passato, scorci di presente, speranze di futuri possibili e non.
Tutto in un lento girare, preso ed inghiottito dalla forza centrifuga della vita.

Riflessioni su progetti futuri, fantasticare su luoghi lontani ed esotici, ma in fondo più vicini di tanti posti in cui ci rechiamo tutti i giorni.

Ripetizioni di interrogativi quotidiani e di quotidiani intervalli di ordinaria routine, insofferenza in percorso sinusoidale a giorni alterni non consecutivi.
Dubbi che salgono e scendono al ritmo delle maree dell’umore, lasciando sul bagnasciuga del pensiero residui di cose passate.

Momenti di piccola serenità, all’ombra di una voce che parla di quotidiano e di eccezionale.
Attimi di segreta tranquillità, quando ti ritrovi a sorridere senza che nessuno a parte te sappia perché. O per chi.
Istanti di placida distrazione, quando il pensiero vola e va dove dovrebbe e vorrebbe essere.
L’immaginazione danza, su note di musica muta, ma vera e dolce e unica.

Nella testa immagini e parole che passano e tornano come un refrain.
E la vita che si muove, in onde concentriche.
Con immobile instabilità ci rimette in gioco, all’azzardo dei giorni.

Giorni di attesa per un incontro, per un ritrovarsi.

Giorni di emozioni, giorni di vita.

BUONA VITA

Del ritrovarsi e di addii

5 Dicembre 2006 2 commenti

Che giornate strane e intense!

Sabato sono uscito con la mia amica Sara dopo tanto, troppo tempo.
Cena fuori a base di buon cibo e chiacchiere. Ci siamo raccontati tutto quello che ci è successo dall’ultima volta che ci siamo visti, scambiandoci opinioni, consigli, battute… Come devono fare due cari amici quando dopo molto hanno la possibilità di mettere a nudo con l’altro la propria vita.
E così abbiamo parlato di piccole e grandi cose, di eventi importanti o sciocchi, di cambiamenti all’orizzonte (o la possibilità di cambiamenti) e di cose rimaste immutabili. A ruota libera, senza freni, senza filtri, con quella franchezza e rilassatezza che solo due amici possono avere. Nessuna paura di essere giudicati, solo la voglia di confrontarsi e consigliarsi. E niente è troppo importante o troppo insignificante, tutto ha il suo posto ed il suo valore.
E così tiri le 4 del mattino senza accorgertene, le parole volano e il tempo anche.
Vieni tranquillizzato (e tranquillizzi) su alcune importanti cose da decidere e da discutere. Scambi opinioni e riflessioni, senza lasciare niente di non detto.
E vieni coinvolto e poi travolto da un progetto pazzo e bellissimo. Talmente pazzo e bello che può anche funzionare. E se all’inizio sorridi, poi inizi a rifletterci, poi a dargli credito ed infine a volerlo fare. Perché alle 4 del mattino, quello che dici è sì un pò matto, ma assolutamente sincero.
E nei giorni a seguire ti sembra altrettanto matto, ma altrettanto invitante.

Lunedì mattina invece, alle 4, è morta mia nonna (materna).
L’ultima nonna che mi rimaneva e la sola che possa dire di aver davvero conosciuto. Stava male già da parecchio e ormai eravamo preparati al fatto che potesse venire a mancare, ma questo non toglie il dispiacere. Se non altro non è stato un fulmine a ciel sereno.
E poi in famiglia non siamo mai stati dei campioni in fatto di dimostrazioni del dolore. E’ un’emozione che non sappiamo gestire molto bene… solitamente teniamo tutto dentro finché non passa.

E oggi pomeriggio c’è stato il funerale.
Mi ha fatto impressione rendermi conto di quanto in fondo la bara fosse piccola. Lo so, è stupido, però mi ha colpito. Nella mia mente è sempre la solita florida vecchietta un pò robusta. Invece mi sono reso conto di quanto era diventata fragile.
Mi ha fatto anche pensare che nemmeno 20 giorni fa è nata la figlia di mia cugina, la sua bisnipote. Ha fatto in tempo a conoscerla per fortuna, ma è strano questo arrivare e andarsene dal mondo. Nasce una nuova vita in una famiglia ed un’altra si spegne. Sa un pò di “cerchio della vita” (Re Leone docet…).
E pensare che sabato pomeriggio (lo stesso sabato in cui sono uscito con Sara) ero andata a trovarla. Dopo aver fatto passare troppo, troppo tempo dalla visita precedente. Mi sono anche detto che avrebbe campato cent’anni e forse avrebbe potuto seppellire anche me, perché nonostante tutto era lucida e sembrava essersi presa una bella strizza quando il signore le aveva mandato il segnale di chiamata.
E se ne è andata.
Oggi avrebbe compiuto 91 anni e pensavo che sarei passato a trovarla per farle le auguri.
Invece le ho detto addio.

BUONA VITA

PS: Una persona mi è stata vicina. Con la sua voce, un sms e la promessa di un pò di coccole. Grazie. Ti adoro (e sei bella…)

Di piccole segnali e piccole preoccupazioni affettuose

27 Novembre 2006 Nessun commento

E lenta inizia una nuova settimana.

Come di consueto con un lunedì. E io odio i lunedì. Come la maggior parte della popolazione mondiale, del resto.

Parlavo di preoccupazioni l’ultima volta.
La persona interessata mi ha detto che non devo preoccuparmi (cosa peraltro per me impossibile).
In effetti a preoccuparci per le preoccupazioni dell’altro finiamo in un circolo vizioso niente male…

Eppure penso che in questo mondo, questo “manicomio dalla forma rotonda” come lo chiamava Mafalda, sia bello sapere che c’è qualcuno che si preoccupa per noi. E non solo per le grandi cose, quelle che farebbero stare sulle spine chiunque, ma soprattutto per le piccole cose, le piccole contrarietà che spesso minano il nostro quotidiano.
Avere qualcuno che si preoccupa, che spera che passiamo una giornata serena, è per me una cosa molto bella.

In me diventa forse difetto, lo so. La mia sindrome da “cavaliere delle cause perse” come dice l’amica Sara, mi porta a volere l’impossibile. Non posso farci niente però. Tenere a qualcuno per me significa anche proteggerla, da tutto e tutti. So che è impossibile, me ne rendo perfettamente conto. Eppure questo desiderio, questo istinto, non mi ha mai abbandonato.
E credo che non lo farà mai.

Passando ad altro…
I miei genitori fanno oggi 35 anni di matrimonio.
Per festeggiare io e la mia sorellona abbiamo regalato loro una statua in legno. Ci sono due vecchietti su una vecchia panca, di quelle di una volta, che stanno vicini e sembrano molto sereni anche se vissuti.
La mamma si è un poco commossa e anche la mia sorellona aveva la lacrimuccia all’angolo dell’occhio, pronta a fare capolino.
Come da consuetudine nella nostra famiglia la “cerimonia” è stata estremamente breve e pacata. Non siamo mai stati bravi a dimostrare il nostro affetto tra di noi (genitori figli intendo…), pur avendo ben presente la sua profondità e solidità. Un grazie, che io e mia sorella sappiamo quanto voglia dire detto dai nostri genitori, e un abbraccio.
Anche mio padre è rimasto colpito dal gesto, tanto da mettere la statua in bella vista.
Piccoli gesti che io e la sorellona sappiamo interpretare.
E sappiamo quanto valgono.

BUONA VITA

Di sottili preoccupazioni per terze (ma prime) persone…

21 Novembre 2006 1 commento

E’ da molto che non scrivo.
Principalmente perché mi è mancato fisicamente il tempo di farlo, un pò perché non ne avvertivo il bisogno.

La mia amica Sara dice che come tutti quelli che scrivono (è assurdamente convinta che io nasconda uno scrittore dentro di me), lo faccio solo quando le cose mi vanno male, mentre se vanno bene vivo in uno stato di pacifico benessere.

In parte ha ragione, devo ammetterlo.
Le cose non mi vanno male.
Certo, il lavoro mi fa sempre impazzire e in questi ultimi giorni più del solito. Però niente di eccezionale.
E poi ho la fortuna di avere qualcuno che solo con la sua voce mi fa sorridere.

E allora come mai sono qui a scrivere?

Perché son preoccupato, ma non per me.

Per qualcuno che vorrei veder sempre sorridere felice, perché il suo sorriso illumina a giorno qualunque luogo in cui si trova.
Ha troppi pensieri, troppe preoccupazioni.
E vorrei poter fare qualcosa, anche se razionalmente so che non è nelle mie possibilità.
Eppure il “cavaliere” che è in me non si arrende e si sta scervellando per trovare un modo per aiutare questa persona. Non posso sopportare l’idea di non riuscire a fare qualcosa, è più forte di me.

Per il momento posso solo essere presente e farmi trovare pronto nel bisogno, cercando di far nascere quel fantastico sorriso quando posso.

BUONA VITA

Di ultimi spicchi di avventura canadese (in diretta dalla Nova Scotia)

8 Ottobre 2006 1 commento

7/10
Ed eccoci ad Halifax!
Che sfacchinata però! Ho guidato fino al pomeriggio, eravamo praticamente dall’altra parte della Nova Scotia accidenti!
Comunque ora siamo qui.
Appena il tempo di trovare l’albergo, rinfrescarsi ed era già ora di cena.
Spinti dalla voglia di casa abbiamo optato per un ristorante italiano. Ci è andata bene, ne abbiamo trovato uno davvero buono. Sembrava quasi di mangiare in Italia.
E ora sono di nuovo in albergo.
Dalla finestra osservo lo skyline di Halifax. Le luci che risplendono nella notte, il chiarore della città che ruba pezzi di cielo… ispirante.
Domani una bella visita diurna alla città.

E mi accorgo di essere ora arrivato alla fine di questo viaggio.
Carico di esperienza, di fatiche, di divertimento, di qualche scazzo, di meraviglia, di emozioni, di silenzi, di chiacchierate… insomma, un viaggio davvero bello.
E mia sorella si è rivelata (ma già lo sapevo) la migliore compagna di viaggio che potevo desiderare.
Quando con qualcuno puoi condividere anche i silenzi, che diventano significativi come le parole, allora vuol dire che c’è un legame speciale. Mi capita con poche persone.
Ho portato con me un libro di Tiziano Terzani (“In Asia”, raccolta di alcuni suoi articoli) e oggi è saltata fuori una frase che mi ha colpito: viaggiare è il fine stesso del viaggiare, non l’arrivare.
E’ vero, assolutamente vero.
Non ho intrapreso un viaggio spirituale, alla ricerca di me stesso, di risposte, di spiegazioni. Non cercavo qualcosa di particolare. Eppure ho trovato, durante questi ormai 4000 km in giro per il Canada, qualcosa.
La voglia matta di vedere qualcuno, la mancanza dei miei amici, la voglia di completare alcune cose lasciate in sospeso… e altre riflessioni, procurate dal guidare su queste autostrade, così imponenti e perse nello spazio. La mente vaga mentre si scorre sull’asfalto e gli alberi e la natura sfilano ai lati. Il cervello elabora, riflette, analizza, immagina, fantastica… insomma, è in moto costante.
E la strada che scorre, che hai percorso e ancora devi percorrere, diventa un poco allegoria di quanto hai finora fatto in generale e di quanto ancora ti rimane da fare e conquistare e sognare.
E se becchi la stazione radio giusta, con la canzone giusta… beh, quel pezzo di catrame su cui stai correndo diventa in un solo attimo il centro del tuo personalissimo universo, baricentro dei tuoi pensieri.
E puoi solo riprometterti una volta tornato a casa di mettere in atto almeno una parte di tutte le cose su cui hai cogitato durante il tuo perigrinare in giro per questo affascinante pezzo di continente.
Non è però anche quello un viaggio? Non è forse il ritornare a casa, dopo un’avventura del genere, il primo passo per un altro e altrettanto interessante viaggio? Che travalica i limiti della geografia, che poco ha a che vedere con le distanze, ma che intimamente ti vede coinvolto ed in gioco?
Credo di sì.
Mi piace pensarlo almeno.

Un ultimo sguardo alla Halifax notturna.
Un sorriso, spontaneo ed immediato, solca il mio viso.
Il viaggio è finito, certo.
Il suo significato, quello che ho scoperto, appreso, visto, sentito, gustato, provato, quello non finirà mai.