Di serate di vento e conseguenti riflessioni aereotrasportate
E’ una serata di vento.
Einauidi mi tiene come al solito compagnia.
Il fluire delle note da un certo filo di continuità allo sgangherato insieme dei miei pensieri.
Ci sono giornate che incominciano in modo strano, con scampoli di sogni che dovrebbero regalarti il sorriso. E che ti lasciano invece un sapore agrodolce sulla lingua. Il giorno inizia con reflussi sinaptici anomali. Con riflessioni complicate per i primi minuti di azione cerebrale.
Giornate che continuano tesissime, con paure, dubbi e errori che rischiano di lasciare il segno.
E il lavoro ti sembra opprimente, soffocante, terribilmente serio. Troppo serio per quello che ti indietro.
Troppe responsabilità ti vengono richieste senza avere in cambio qualcosa. E non solo economico. Qualcosa di umano, una sensazione. Non parlo di rispetto. Quello c’è, bene o male. E’ quella sensazione di sapere che… beh, sei al tuo posto.
Niente.
Solo tensione, la sensazione che nell’aria aleggia l’imminenza di un problema. La consapevolezza che qualcosa sta per arrivare e colpirti. Ed inevitabilmente sarà una pista senza fine. Così lavori guardandoti le spalle.
Come se non avessi già altri mille pensieri che, sinceramente, impediscono l’aderenza della concentrazione all’ambito lavorativo.
I particolari sfuggono, anche quelli elementari. Gli automatismi si inceppano. I riflessi condizionati faticano ad agire. Tutto è ovattato, meno definito.
E ti dicono di non prendertela.
Di farti scivolare le cose.
Non ne sono capace.
Mai stato.
Ci ho provato. Per molto sono stato un cinico figlio di puttana. Che contava i necrologi per vedere quanti parcheggi liberi c’erano in città il giorno dopo.
Non ha funzionato.
Sono uno di cuore e spirito.
Come direbbe l’Amico Dario, sono un duro e puro.
Per poter ricevere, devi dare. E solo dando tanto, puoi ricevere tanto. E questo significa prendersela, investire nelle cose… e starci male.
Inevitabile.
E non sono insensibile alle possibilità di cambiare tutto.
Rimettermi in gioco da zero.
Anzi, da meno di zero.
In qualcosa di totalmente diverso, nuovo.
Eccita, ma fa paura. Inutile nasconderlo. Una via di sicurezza, per quanto con i suoi difetti relativi è sempre qualcosa di conosciuto che per istinto siamo restii ad abbandonare.
Però la possibilità della ricerca di una strada diversa, che sia fonte di felicità e realizzazione… dovrebbe valere la pena di rischiare. Perché male che vada hai tentato. Puoi dire di aver cercato di afferrare quello che molti si lasciano sfuggire senza neppure coglierne l’esistenza.
Non è forse anche questo difendere e conoscere il nostro Ultimo Centimetro Libero?
Abbandonare le sicurezze, le cose note, per metterci alla prova? Per osare?
Non è forse anche vincere le paure, le incertezze, i dubbi? Quelle menzogne che ci ripetiamo fino a renderle vere nell’ansia di proteggerci da qualcosa che non conosciamo, ma che ci attrae e respinge nel contempo?
Alle volte vorremmo solo che qualcuno ci dicesse che le scelte che faremo saranno giuste e che il percorso che seguiremo ci porterà da qualche parte. Che tutte le cose della nostra vita sono legate ad un filo, come quello famoso di Arianna, e che raccogliendolo giungiamo dove dobbiamo arrivare.
Vorremmo solo qualcuno che ci dice: “Va tutto bene”.
Il resto poi farebbe meno paura.
Non lo so..
Sono solo riflessioni portate dal vento che sbatte contro la mia finestra.
BUONA VITA


